Realizzata nel 1965, “Natura morta e paesaggio” si inserisce pienamente nella fase centrale della ricerca di Renato Mambor, protagonista della cosiddetta Scuola di Piazza del Popolo a Roma. In quegli anni, infatti, l’artista riflette sul rapporto tra immagine e percezione, riducendo progressivamente la pittura a forme essenziali e segni controllati.
L’opera presenta, in primo piano, una natura morta delineata con un tratto sottile e uniforme: una caffettiera e alcuni frutti emergono come sagome semplificate, quasi diagrammatiche. Tuttavia, sullo sfondo compare un paesaggio anch’esso ridotto a profilo lineare, dominato da una campitura cromatica piatta e intensa. Di conseguenza, lo spazio tradizionale viene annullato e sostituito da una struttura bidimensionale, coerente con la poetica analitica dell’artista.
Proprio a metà degli anni Sessanta, Mambor sviluppa un linguaggio fondato sulla serialità, sulla ripetizione e sulla neutralità del segno. Inoltre, egli mira a sottrarre espressività soggettiva all’immagine, privilegiando una visione oggettiva e quasi meccanica della realtà. Pertanto, anche in questa composizione, la natura morta e il paesaggio non vengono descritti in modo illusionistico, bensì presentati come icone semplificate, poste sullo stesso piano visivo.
In questo modo, “Natura morta e paesaggio” testimonia una fase cruciale della pittura italiana degli anni Sessanta, quando la figurazione viene reinterpretata attraverso un processo di riduzione concettuale e formale.
Descrizione: Tecnica mista su cartone, titolata, firmata e datata in basso a sinistra ‘Natura morta e paesaggio’ – Mambor 1965, H cm 70×98.5.
Aggiudicato: € 11.780,00
Asta 28 – 20 Febbraio 2019 – Arte Moderna e Contemporanea
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